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La Mia Vita col Padrone: Atto II

ATTO II

SCENA I

Josef

Verso le cinque della sera, Josef si avvicina al villaggio di Guttenwald, passando per i campi che oramai i contadini stanno lavorando, prima del tramonto. I Popolani lo guardano con sdegno misto a paura, quando passa per il sentiero, lanciandosi occhiate di intesa, assieme a commenti poco lusinghieri. Ma Josef passa ed ignora qualsiasi riferimento a lui.
Oramai, quando è all’interno del villaggio, cerca la chiesa e si dirige al suo interno, per commettere l’atto d’Infamia comandatogli dalla sua Padrona. All’interno della chiesa, si trovano tre sole persone: padre Ignatius, che sta accendendo alcune candele, una donna giovane, che prega, ed una vecchia, che recita il rosario, entrambe a lui sconosciute. Siccome non vuole dare nell’occhio, decide di attendere una mezzoretta, per vedere se la chiesa possa svuotarsi. Ma, nel frattempo, arriva sempre piú gente, poiché alle alle cinque e mezza inizia la messa, si sa. Josef aspetta paziente anche la fine della messa, quando in chiesa rimane solo il prete, intento nello spegnere le candele. Josef vuole compiere un atto d’Infamia: tira e vince. In questi attimi di distrazione, Josef – utilizzando il suo Piú che Umano – si lancia sulla cassetta delle offerte per i poveri montata su un treppiede con delle candele votive su di esso e, producendo pochissimi rumori, prende l’uscita della chiesa, indisturbato, con tutta la struttura appresso. Conseguentemente a ciò, il suo Disgusto di sé aumenta, siccome la sua mente continua a tornare a quei poveri orfani ora senza aiuto.

SCENA II

Georg

Poco dopo il suo compagno Josef, anche Georg passa per i campi appena fuori dal villaggio; anche lui viene tenuto d’occhio e segretamente schernito dai Popolani. Ma poco se ne cura: il suo compito principale è procurare sangue fresco alla sua Padrona; per questo, dopo essersi attentamente nascosto tra il frumento piú alto per non essere notato, adocchia una giovane contadina, di nome Gertrude, rimasta piú isolata delle altre dal gruppo, intenta a raccogliere il frumento con un falcetto. L’atto di Violenza riesce: George si lancia sulla povera contadina ignara, caricandosela in spalle e tappandole la bocca con la nodosa e pesante mano, mentre questa tenta disperatamente di urlare e di liberarsi. Mentre si incammina sulla via che porta al castello, facendo attenzione a non farsi notare, pian piano, nel cuore, aumenta il suo Disgusto di sé.

SCENA III

Josef

Appena uscito dalla chiesa, si nasconde dietro una siepe a fianco del luogo di culto e, aiutandosi con mani, calci e pietre, stacca dalla cassetta il treppiede e le candele, in modo tale da riuscire a nasconderla sotto il suo tabarro, senza dare troppo nell’occhio. Mentre sta percorrendo le strade del villaggio a ritroso, per dirigersi verso il castello, incontra Sam – il piccolo orfano che gli fa tenerezza perché gli ricorda tanto lui da piccolo – chino su un’aiuola, intento a fagocitare un pezzo di pane vecchio di giorni e duro come la pietra. Josef lo saluta, ma Sam si spaventa e si ripara dietro ad un albero, implorando il Servitore di non fargli del male. Josef tenta un Approccio con Sam. Il conflitto riesce, quindi Josef tenta di estrarre qualche moneta dalla fessura della cassetta e le dona al povero orfano spaurito che, uscito fuori dal suo riparo improvvisato, accetta di buon grado l’offerta e se ne va felice. Grazie a questa buona azione, l’Amore di Josef aumenta.

SCENA IV

Georg

Mentre fugge per i campi con Gertrude in spalla, Georg incontra Amadeus, il mugnaio, che sta lavorando nella campagna, il quale, con un forcone di legno in mano, gli chiede cosa stia facendo. Alla risposta sincera di Georg – «La sto portando dalla mia Padrona affinché se ne nutra» – segue l’intimazione del mugnaio di lasciarla andare, pena fargliela pagare cara. Georg dice che vorrebbe, ma che non può, altrimenti la sua Padrona lo punirà severamente per questo suo ulteriore fallimento. Amadeus lo offende, dicendogli che non gliene importa, perché egli è solo un mostro che avrà quel che si merita. Allora in Georg monta una rabbia nera che gli dice di andarsene prima di esplodere in un atto omicida; cosí tenta di andarsene indisturbato. Tirando per un atto di Violenza vince: Amadeus lo incalza, infilzandolo nel sedere col suo forcone di legno; Georg si gira e sbotta con occhi furiosi, dando una potente manata al forcone di Amadeus che vola a diversi metri di distanza. Amadeus arretra, impaurito e disarmato, e Georg se ne va con gli occhi iniettati di furia e di sangue mentre il suo Disgusto di sé aumenta ulteriormente.

SCENA V

Georg

Mentre prende il sentiero montano per salire al castello, Georg medita mortificato sull’accaduto. Arrivato ad un certo punto della strada, si ferma, posa Gertrude per terra e raccoglie un ramo d’abete spezzato dal suolo. Dopodiché, spiega alla povera e spaventata contadina che ha deciso di farla scappare, perché portarla al castello vorrebbe dire firmare la sua condanna a morte. Per questo, però, prima di farla scappare, Georg le chiede di stordirlo col bastone, di modo che nessuno possa sospettare che sia stato lui a lasciarla scappare di sua spontanea volontà. È un tentativo di Approccio con Gertrude. Il tiro fallisce, per cui la ragazza risponde spaurita che non vuole colpirlo, che non vuole fargli del male; Georg la incalza invitandola, con molta foga, a colpirlo; la ragazza si spaventa ancora di piú e arriva a colpirlo, alla fine, credendo che la sua vita sia veramente in pericolo, gridando «Sei un mostro! Sei davvero un mostro!». Quando gli occhi di Georg si chiudono per lo svenimento causato dal dolore, nella sua mente c’è solo posto per una strana e maggiorata sensazione di Disgusto di sé, anche se questo tentativo di generosità valga da solo a renderlo piú umano, grazie all’atto di Amore.

SCENA VI

Josef & Georg

Nel salire per la via al castello, Josef incontra il corpo di Georg riverso per terra; incuriosito si avvicina e lo sveglia, interrogandolo sull’accaduto. Georg mente, raccontando di come la ragazza che aveva catturato per la Padrona si sia ribellata a lui e l’abbia stordito con una mazza di legno. Josef è incredulo: Georg sopraffatto da una ragazza?! Ciò nonostante, i due proseguono verso il castello, mentre Josef prospetta al suo compagno le punizioni per il suo fallimento. Da parte sua, Georg, chiede a Josef cosa stia facendo con quella cassetta di legno sotto al tabarro, e Josef gliene spiega la storia.

SCENA VII

Josef & Georg

Quando arrivano al castello, i due entrano subito e si recano nelle stanze della Padrona. Questa si dimostra felice, per quanto possa esserlo un’anima oscura come lei, per la riuscita dell’ordine affidato a Josef, che riceve, per contro, l’ordine di recarsi, il giorno seguente, al villaggio per assoldare (se necessario anche con la forza) un carpentiere, per fargli costruire le impalcature necessarie alla manovalanza per riedificare la guglia della torre caduta. Ordine al quale Josef non intende resistere.
Quando arriva il turno di Georg, che rivela alla baronessa il suo fallimento per mano di una fanciulla indifesa, egli viene schernito e battuto per il suo fallimento. La Padrona, stanca dei suoi continui fallimenti e delle sue negligenze, gli intima di cambiare regime, a pena di severe punizioni. Anche Georg riceve l’ordine di recarsi al villaggio, il giorno seguente, ma per procurarsi un qualsiasi abito «arzigogolato e fronzoloso da donna» per la sua Padrona. Se non dovesse trovarlo, la baronessa gli ordina di farselo fabbricare e portarglielo per il tramonto. Stavolta, però, Georg prova a resistere al comando, contestando che è impossibile procurarsi un ricco vestito in un solo giorno senza soldi. Ma fallisce miseramente il tiro. La baronessa furibonda lo scaccia, minacciandolo di usarlo come cena, la sera seguente, nel caso dovesse tornare senza quel vestito. Georg, terrorizzato, lascia la stanza. Josef lo segue tranquillo poco dopo.

SCENA VIII

Josef

Josef si reca a Guttenwald di buonora, dirigendosi verso la bottega del carpentiere che, dapprima, quando bussa, lo invita ad entrare, ma poi, accortosi della sua identità, lo minaccia di andarsene con alcuni dei suoi strumenti di lavoro. Josef lo calma dicendogli di essere andato da lui perché occorre che qualcuno faccia l’impalcatura per la guglia crollata del castello e assicurandogli che verrà pagato profumatamente. Ma il carpentiere non ne vuole sapere: è troppo spaventato dalle voci riguardanti le persone andate al castello e mai piú viste. Quando Josef lo prega di venire, altrimenti la sua Padrona lo punirà barbaramente, confessandogli che egli stesso odia la baronessa e che, se potesse, la ucciderebbe di persona, il carpentiere conferma la sua decisione di non voler andare al castello. Infine, indica a Josef di andare a parlare col beccamorto Geremia, l’unica altra persona nel borgo che sa lavorare il legno. Josef decide di seguire l’invito appena ricevuto.

SCENA IX

Georg

Anche Georg si alza di buonora, forse complice il fatto che le preoccupazioni non l’abbiano lasciato dormire come si deve. Il nano scende la montagna per recarsi a Guttenwald: anche stamane i contadini, all’alba, si recano al lavoro dei campi. La sua direzione, però, è la bottega dell’anziano sarto del borgo. Quando entra nella bottega, stranamente, il sarto non si spaventa, ma lo tratta come una persona comune. Georg gli chiede se abbia dei vestiti ricchi e fronzolosi, ma il sarto gli risponde di no: d’altronde gli unici vestiti da donna che possiede sono abiti comodi e comuni per le donne del popolo di Guttenwald. Allora Georg chiede al sarto se non possa fargliene uno in serata, ed il sarto gli risponde che, anche volendo, nemmeno ammazzandosi di lavoro, in cosí poco tempo, si potrebbe fare un vestito, anche considerando che i materiali pregiati di cui avrebbe bisogno non si trovano nella valle di Guttenwald e bisognerebbe farli arrivare da fuori. All’ultima insistenza del nano, il sarto dice di avere fatto un bel vestito per la giovane figlia del giudice Hohenbraun, alcuni mesi fa, e che Georg potrebbe chiedere loro di vendere quel vestito. Sconfortato e con qualche cattivo pensiero nella testa Georg ringrazia ed esce dalla bottega.

SCENA X

Josef

Nel frattempo, Josef si reca alla casa del beccamorto, presso il cimitero. Là trova il beccamorto Geremia intento a coprire con la pala la fossa di qualche morto recente; vicino a lui, sua figlia Catrina, la donna amata da Josef, sta portando i fiori ad una tomba. Entrambi sono molto impauriti dalla venuta del Servitore della terribile baronessa. Alla richiesta di Josef di andare al castello per costruire le impalcature sotto pagamento, Geremia risponde malamente, tenendo lontano il Servitore e minacciandolo con la pala. Tuttavia Josef lo supplica di venire, altrimenti la Padrona lo punirà severamente. Geremia e la figlia si lasciano tentare dalla bontà e chiedono a Josef, in cambio del loro aiuto, che dimostri di non essere una creatura crudele, portando loro un rosario di legno intriso d’acqua santa, convinti che se fosse egli una creatura malvagia, come la vampira che serve, non potrebbe mai toccare cose sacre, come un crocifisso o dell’acqua santa. Nell’ultimo disperato tentativo di essere aiutato, Josef si incammina verso la chiesa, per procurarsi un crocifisso e dell’acqua santa.


SERVITORI

Georg

Giocatore: Stefano.
Disgusto di sé: 6.
Stanchezza: 1.
Piú che Umano: Ho un’ottima parlantina, tranne con gli Outsiders.
Meno che Umano: Sono iracondo, tranne con chi mi mostra amore ed affetto.
Legami:

  • Amadeus Gutlik (mugnaio del villaggio e mio padre a mia insaputa);
  • Serena Gutlik (figlia del mugnaio e mia sorella a mia insaputa);
  • Gerard (taglialegna) [1];
  • Gertrude (contadina) [1].

Amore: 2.

Josef

Giocatore: Vincenzo.
Disgusto di sé: 4.
Stanchezza: 0.
Piú che Umano: Sono silenziosissimo nei movimenti, tranne quando in presenza di una donna.
Meno che Umano: Sono offensivo nell’esprimermi, tranne quando parlo ad una donna.
Legami:

  • Catrina (figlia del beccamorto che amo);
  • Sam (bambino orfano che mi ricorda tanto me da piccolo) [1].

Amore: 1.

La Mia Vita col Padrone: Setup, Atto I

Ieri notte, io e i miei amici Stefano e Vincenzo, dopo un paio di entusiasmanti partite a Carcassonne, abbiamo deciso di lanciarci in una nuova sfida al gioco di ruolo My Life with Master, di Paul Czege. La prima sessione non è stata per nulla male, sebbene brevissima: posto di seguito ciò che ne è uscito.

AMBIENTAZIONE

Il modesto borgo di Guttenwald, sperduto tra le valli austriache della cattolica Bavaria, attorno all’anno del Signore 1856.
Paura: 5.
Razionalità: 3.

MASTER

Baronessa Lucrezia Von Jurgen

Aspetto: Bestia.
Tipo: Divoratore.
Brame: Vittime da torturare e dissanguare.
Bisogni: Prestigio sociale nei confronti dei nobili delle altre valli – che l’hanno esclusa dalla vita aristocratica decenni or sono, quando è rimasta vedova del marito, la cui morte è stata causata dal vampiro che poi l’ha vampirizzata; ma i nobili hanno pensato fosse stata lei ad ucciderlo per intascarne l’eredità – magari attraverso un matrimonio. Per questo ogni tanto invita nel suo castello ospiti nobili.
Estranei: Aristocratici delle valli vicine.
Dimora: Un castello fatto di pietra nera, parzialmente diroccato ed arroccato su uno sperone roccioso che domina la valle ed il borgo.

Servitori

Georg

Giocatore: Stefano.
Disgusto di sé: 3.
Stanchezza: 1.
Piú che Umano: Ho un’ottima parlantina, tranne con gli Outsiders.
Meno che Umano: Sono iracondo, tranne con chi mi mostra amore ed affetto.
Legami:

  • Amadeus Gutlik (mugnaio del villaggio e mio padre a mia insaputa);
  • Serena Gutlik (figlia del mugnaio e mia sorella a mia insaputa);
  • Gerard (taglialegna) [1].

Amore: 1 (Gerard).

Josef

Giocatore: Vincenzo.
Disgusto di sé: 3.
Stanchezza: 0.
Piú che Umano: Sono silenziosissimo nei movimenti, tranne quando in presenza di una donna.
Meno che Umano: Sono offensivo nell’esprimermi, tranne quando parlo ad una donna.
Legami:

  • Catrina (figlia del beccamorto che amo);
  • Sam (bambino orfano che mi ricorda tanto me da piccolo).

Amore: 0.


ATTO I

SCENA I

Josef

È notte ed il cielo è denso di nubi, la luna gibbosa filtra, di tanto in tanto, tra le nubi nere, quando al castello della baronessa Lucrezia Von Jurgen si levano delle grida terribili: «Josef! Josef! Vieni subito a me!». Subito, il fido bravo della baronessa la raggiunge nella sua vetusta e trasandata sala del trono e, con postura sottomessa, le chiede cosa desideri. Ella si lamenta che la punta della torre di nord-est sia rovinata al suolo, a causa dell’incuria del nano Georg, siniscalco del castello, nonché compagno Servitore di Josef. Lucrezia intima a Josef di recarsi al villaggio per rubare la cassa delle offerte per gli orfani, presso la chiesa, di modo che si possa provvedere a pagare un carpentiere ed un muratore, affinché restaurino la guglia del fatiscente castello. Senza nemmeno tentare di resistere all’ordine nefando della sua Padrona, Josef si lancia giù per la strada che dal castello porta al borgo.

SCENA II

Georg

Il nano Georg sta apparecchiando la tavola per la cena della baronessa Lucrezia, posizionando posate di argento nero per l’ossidazione (la baronessa non vuole che si lucidino: sostiene che così rispecchino meglio la nera natura della sua anima). Da poco distante, si sentono provenire i passi decisi e rumorosi della baronessa, la quale si ferma sul ciglio della porta di rovere, picchiettando le sue dita dalle lunghe unghie su di essa, producendo un lugubre rumore. La sua posa è sinuosa e sensuale. Georg trema già di paura. Ella si fa accomodare sulla sedia da Georg e lo interroga su di chi sia la colpa della caduta della guglia della torre di nord-est. Quando il nano comincia a mentire, scaricando la colpa sul compagno Josef, Lucrezia, adirata, gli sbatte il calice ricolmo di sangue, da cui stava suggendo, in faccia. Poi, inalberata per lo spreco del prezioso nettare, gli ordina di recarsi immediatamente al villaggio a procurarle del sangue giovane dal quale nutrirsi, per rimediare, se non altro, a questa sua ultima colpa. Anche Georg non tenta nemmeno di resistere a questo ordine crudele.

SCENA III

Josef

Mentre sta scendendo per la strada che porta al villaggio, Josef sente dei rumori di un uomo che sprona un asino a salire, trainando un carretto. Utilizzando la sua capacità More than Human, si nasconde senza difficoltà dietro un abete ed attende che passino. Improvvisamente, la ruota del carro si blocca contro una pietra e poi, essendo sforzata, si rompe del tutto, lasciando il carro riverso su un lato e l’uomo ad imprecare contro il povero asino. Seguendo la sua indole egocentrica, Josef decide di proseguire per la sua strada senza intervenire, e si lascia scivolare sul tornante di sotto, lungo il pendio della montagna.

SCENA IV

Georg

Mentre sta scendendo, Georg incrocia il medesimo uomo, che ora sta sussurrando delle parole nell’orecchio dell’asino per tranquillizzarlo, visto che quest’ultimo sembra imbizzarrito dai fulmini che da poco annunciano l’arrivo di un imminente temporale. Georg decide di aiutare lo sfortunato viandante, che subito si mostra impaurito nei suoi confronti, e viene a sapere che si tratta di un taglialegna, recatosi sulla montagna per raccogliere legna dai boschi lí presenti. Questo è un buon tentativo di overture, non esplicitamente dichiarato, nei confronti di una nuova Connection; tuttavia il conflitto fallisce, sebbene Georg abbia meritato il dado dell’Intimity, a causa dei suoi modi premurosi. A Georg pare che la paura del viandante risulti offensiva, specie perché gli sembra che questo continui a fargli pesare la sua bassa statura e continui a fissare i sui suoi orrendi e grossi brufoli. Si lascia guidare dal suo difetto Less than Human e decide di aggredirlo con offese, mettendolo in fuga, insieme al suo asino, per la paura che instilla in loro il suo scatto d’ira. Georg guadagna un punto di Amore per il tentativo, sebbene fallito, di overture ed uno diSelf-loathing, perché questa ultima esperienza non fa che rafforzare la sua convinzione intima di essere null’altro che un mostro.

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